Test Sei

Stavo guardando il telegiornale, quando vi fu il cambiamento, come un movimento guizzante captato con la coda dell’occhio. Mi volsi verso il balcone. Qualunque cosa fosse, arrivai troppo tardi per afferrarlo.
La luna era molto luminosa, quella sera.
Lo notai, e sorrisi, e mi voltai dall’altra parte. Johnny Carson stava iniziando proprio allora il suo monologo.
Quando cominciarono i primi caroselli pubblicitari, mi alzai per riscaldare un po’ di caffè. I caroselli arrivavano a sfilze di tre o quattro, fino a mezzanotte. Avrei avuto tempo.
Il chiaro di luna mi colpi, mentre tornavo. Se prima era stato fulgido, adesso lo era ancora di più. Ipnotico. Aprii la porta a vetri scorrevole e uscii sul balcone.
Il balcone non era molto più di un cornicione con ringhiera, e spazio sufficiente per un uomo e una donna in piedi e per il barbecue portatile. Negli ultimi mesi il panorama era stato incantevole, soprattutto verso il tramonto. La Power and Light Company stava costruendo un palazzo d’uffici tutto a vetri. Finora c’era soltanto una struttura aperta di travature d’acciaio. Annerita dalle ombre sullo sfondo rosso del tramonto, spiccava cruda e surreale e diabolicamente impressionante.
Quella sera..
Non avevo mai visto la luna tanto luminosa, neppure nel deserto. Così luminosa che si può leggere il giornale, pensai, e immediatamente aggiunsi: ma e un’illusione. La luna (l’avevo letto da qualche parte) non era mai più grande di una moneta da un quarto di dollaro tenuta a una distanza di tre metri e settanta

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